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Riferimenti di carattere botanico, chimico e tossicologico di piante da appartamento e da esterno

Riferimenti di carattere botanico, chimico e tossicologico di piante da appartamento e da esterno

Il Filodendro e la Dieffembachia contengono cristalli di ossalato di Ca ed enzimi proteolitici, irritanti per le mucose a seguito di ingestione

LEuphorbia pulcherrima  (Stella di Natale) racchiude un lattice caustico e vescicatorio che, a seguito di ingestione, può causare

  • disturbi gastroenterici

Il Capsico o peperoncino, pianta della famiglia delle Solanacee, presenta tra i suoi componenti principali capsaicina e flavonoidi che, in forti dosi, possono provocare

  • gastroenteriti 
  • a contatto con la cute, dare forti irritazioni e ulcerazioni

LIIex o agrifolglio può provocare, a causa dell’ilicina, gastroenteriti o stipsi e disidratazione.

Gli allergeni del Coleus blumei, pianta ornamentale del genere Coleus (famiglia delle Labiate, cui appartengono numerose specie aromatiche), dal vivace fogliame profumato in colori varianti dal grigio e dal verde variegato fino al giallo-oro brillante, all’arancio al porpora, che ornava l’abitazione di un soggetto di sesso maschile di 65 sofferente da più di vent’anni di dermatite con localizzazione facciale, sono stati ritenuti responsabili della dermatite medesima.

Una donna di 32 anni, nel cui ambiente di lavoro era presente a scopo ornamentale la  Tradescantia Albifloria (genere delle Commellinacee), pianta del tipo Erba della miseria di cui è nota la facilità di coltivazione e di cui esistono numerose varietà in un’ ampia gamma di colori, che denunciava una rinocongiuntivite ha presentato una forte positività alle IgE specifiche degli
estratti di foglie.

Manifestazioni di tipo allergico si sono avute, in ambito occupazionale, in un soggetto su quattro a contatto con il Ficus benjamin. Viene, tuttavia, riferita in notevole aumento la sensibilizzazione anche extralavorativa al Ficus benjamin, correlabile, verosimilmente, all’ampia diffusione che sta avendo questa pianta, il cui allergene sarebbe identificabile nella linfa, ma che si è rinvenuto, altresì, nella polvere raccolta sulla superficie delle foglie e sul pavimento della stanza in cui essa è collocata.

Il termine di elleborismo designa l’avvelenamento a seguito di ingestione di Helleborus niger   (Rosa di Natale), pianta boschiva dai fiori bianchi o rossicci della famiglia delle Ranuncolacee, contenente elleborina- glicoside cardioattivo, caratterizzato da

  • irritazione orofaringea
  • scialorrea
  • diarrea
  • vomito
  • midriasi.

Sono noti casi di bambini avvelenati mortalmente dai semi di Elleboro nero e gravi intossicazioni sono state segnalate a seguito del consumo di latte prodotto da animali che avevano brucato la pianta.


Le bacche di alloro, Laurus nobilis, sacro ad Apollo, in quantità eccessiva provocano

  • tachicardia
  • ipotensione

Le specie appartenenti alla sottofamiglia delle Dracenoidee – famiglia delle liliacee -comprendenti un gran numero di differenti specie, molte delle quali considerate tra le più comuni piante da appartamento ben adattandosi ad ogni tipo di ambiente (Dracaena  fragans e Dracaena fragans massangeana, conosciute come tronchetto della felicità), racchiudonono la loro pericolosità nelle foglie, per sostanze resinose ivi presenti.

Il genere botanico dei narcisi, cui appartengono molte centinaia di specie, è tossico per gli alcaloidi contenuti nel tubero e nelle foglie.

I fiori di garofano famiglia delle Cariofillacee genere Dianthus e di geranio – famiglia Geraniacee, genere Geraniumse ingeriti provocano

  • vomito

L’ingestione di bacche (contenenti viscina) del Loranthus Europeaous o vischio quercino, che vegeta da parassita sul tronco di alcuni alberi (querce, salici ecc.) o di bacche bianche e madreperlacee di Vischio album, contenenti, tra l’altro, colina, acetilcolina e viscalbina, risulta velenosa per l’uomo e per gli animali: l’intossicazione si manifesta con

  • diarrea sanguinolenta
  • vomito
  • sete
  • bradicardia
  • ipotensione e shock

La Datura arborea o stramonio arboreo, originaria delle regioni tropicali dell’ America centrale e meridionale, caratterizzata da grandi fiori campaniformi, pendenti, coltivata a scopo ornamentale anche nei paesi mediterranei, contenendo tropano-alcaloidi (in particolare scopolamina) è tossica in ogni sua parte e, principalmente, nelle foglie. I sintomi di avvelenamento da stramonio arboreo sono rappresentati da:

  • secchezza della bocca
  • difficoltà di parola
  • dilatazione pupillare
  • eccitazione e successivo torpore
  • difficoltà respiratorie, cui può seguire la morte, ove non si intervenga tempestivamente


Occorre fare attenzione, altresÌ, al succo estratto dalle foglie di aloe, pianta della famiglia delle Liliaceae, dalle proprietà antisettiche che, per il suo contenuto in aloina – potente lassativo – e in resina (resinotannolo), è irritante gastrointestinale, determinando

  • nausea
  • vomito
  • diarrea


Anche ledera, già ricordata a proposito delle dermatiti da contatto, tra i cui componenti principali sono la saponina triterpenica ederacoside A, il glicoside flavonoide rutina nonché un fitoestrogeno, può risultare velenosa in ogni sua parte e, in particolare, nei frutti neri: l’ingestione di questo tipo di bacche, che produce

  • inizialmente nausea e vomito, può evolvere in uno stato comatoso e depressione respiratoria


La tossicità dell’olio essenziale (contenente, tra l’altro, eucaliptolo o 1-8 cineolo, cui si attribuisce azione batteriostatica) di Eucaliptus, albero della famiglia delle Mirtaceae che predilige i luoghi umidi e acquitrinosi, ma che si adatta lungo i margini delle strade, viene spesso sottovalutata: ad alte dosi l’olio può risultare estremamente tossico sull’apparato gastroenterico con

  • manifestazioni gastriche
  • pirosi
  • nausea
  • vomito
  • vertigini

e, in alcuni soggetti, anche a dosi terapeutiche, può provocare dermatiti


L’iris o giaggiolo – famiglia Iridacee, genere Iris – dal fiore di colore bianco o viola pallido può essere responsabile di una sindrome gastrointestinale

La bella di notte – genere Mirabilis – contiene tracce dell’alcaloide cardioattivo digitale e le sue radici hanno azione purgativa ed emetica, mentre le azalee – forme ibride della specie Rododendro – e i bulbi di tulipano – famiglia Lilioidee, genere Tulipa –

  • possono causare sintomi digestivi ed anche depressione cardiorespiratoria per il loro contenuto in glicosidi


La robinia, detta anche falsa acacia o gaggia, pianta ora cespugliosa ora arborea, è capace di agglutinare i globuli rossi.


Sia il genere Rheum (rabarbaro cinese) che il genere Rumex (comprendente il rabarbaro alpino e l’acetosella), possono determinare:

  • nausea
  • vomito
  • dolori addominali

e in grande quantità, possono procurare gravi alterazioni della funzione renale con

  • ematuria
  • uremia e anuria, per la presenza di acido ossalico


La Camelia – in Giappone grosso albero alto fino a 12 metri – che in Italia viene coltivata in vaso può causare, se ingerita:

  • depressione cardiocircolatoria
  • aritmie, per la presenza in glicoside cardioattivo


L’ingestione delle bacche rosse, del pungitopo o rusco (pianta legnosa sempreverde che ha una funzione decorativa in periodo natalizio) provoca

  • disturbi gastrointestinali per il contenuto di saponina (rusconoside)


L’avvelenamento da ingestione di semi di Tasso o albero della morte si verifica per il loro contenuto in pseudoalcaloide diterpenico (tassolo) e in glicosidi (milossina e tassicotina); il soggetto avvelenato riferisce

  • vertigini
  • disturbi visivi
  • presenta vomito e diarrea
  • le pupille sono midriatiche e sulla cute appaiono ecchimosi

Il quadro clinico si aggrava sempre di più e, ad uno stato di eccitazione, segue una fase depressiva del SNC  caratterizzata da dispnea e bradicardia, fino all’arresto cardicircolatorio.


Gli antrachinoni contenuti nell’aloe, nella senna e nella cascara sagrada (piante utilizzate a fini lassativi) possono provocare, in casi di prolunghate somministrazioni dei preparati che li contengono, gravi effetti collaterali, conseguenti alla perdita di potassio.
Ciò può di indurre l’insorgenza di aritmie e, pertanto, l’utilizzo di preparati a base di antrachinoni potrà risultare particolarmente pericoloso nei cardiopatici. E’ stata anche descritta la possibilità di sviluppare nefropatie da FANS negli utilizzatori di prodotti a base di senna, come pure sarebbe stata evidenziata una maggiore incidenza di tumore del colon in soggetti che avevano assunto lungamente lassativi antrachinonici.

Anche piante che trovano numerosi impieghi in cucina, per il loro sapore e le loro caratteristiche, come, ad esempio, la patata (germoglio), il pomodoro (radici), il fico (latice bianco irritante che fuoriesce allorché si stacca il frutto dal ramo), l’albicocca (mandorla contenuta nel nocciolo) ecc., possono risultare tossiche e, pertanto, è bene porre una particolare attenzione nella loro utilizzazione.


L’intossicazione conseguente all’uso improprio a scopo abortivo, dei semi o dell’intera pianta di prezzemolo, pressoché ubiquitario in arte culinaria (il cui componente dell’olio essenziale è l’apiolo, molto attivo sulla muscolatura uterina, ad azione spasmolitica e vasodilatatrice), provoca

  • alterazione della coagulazione, con emorragie profuse e danni epatorenali

La polvere di zafferano può essere utilizzata a scopa abortivo con gravi fenomeni di intossicazione. Infatti,l’ingestione di 5-10 grammi di zafferano, contenente picrocina (glucoside dal gusto amaro) e safranale (aldeide terpenica), è sufficiente a determinare

  • fenomeni tossici che, in alcuni casi, possono dare la morte


In un periodo di 29 anni – dal 1966 al 1994, tra i 24.950 casi di contatto, con o senza ingestione di piante tossiche, registrati dal Swiss Toxicological Information Center (STIC) – pari al 7,2% del totale dei casi di intossicazione – il 99,4% ha presentato un decorso clinico asintomatico o associato a sintomi minori senza bisogno di ospedalizzazione.
In 152 casi segnalati, si è avuta una grave intossicazione: di questi, per 135 casi – comprendenti 23 bambini e 113 adulti, inclusi 5 casi letali (pari allo 0,6%) – è stata possibile una dettagliata analisi che ha permesso di individuare le 12 piante coinvolte con l’indicazione del numero di casi e delle principali manifestazioni rilevate.


Le piante in causa sono risultate essere:


Atropa belladonna (belladonna o erba delle streghe) (42 casi): psicosi acuta (33), convulsione (2), coma (2), sindrome anticolinergica (42)
Heracleum mantegazzianum (acanto) (18 casi): grave fotodermite (18)
Datura stramonium (stramonio) (17 casi): sindrome anticolinergica (17), psicosi (12), coma (2)
Dieffembachia (11casi): grave stomatite (8), lesioni corneali (3)
Colchicum autumnala (colchico o zafferano) (10 casi): diarrea (10), necrosi epatica (9), decesso (2);
Veratrum album (elleboro bianco) (8 casi): bradicardia con Fc. </= 40/min. (6) , shock (5);
Aconitum napellus (aconito o nappello) (4 casi): tachiaritmia (2), blocco atrio-ventricolare 2°-3° (2);
Aesculus hippocastanum (ippocastano) (3 casi): allergia (3), shock anafilattico (2);
Hyoscyamus niger (giusquiamo) (3 casi): sindrome anticolinergica (3);
Ricinus communis (ricino) (3 casi): diarrea (3), megacolon tossico (1);
Oenanthe crocata (finocchio) (2 casi): coma letale (1), convulsioni (1 caso);
Taxus baccata (tasso) (2 casi): tachiaritmia (1) asistolia (1)


Nella stessa rilevazione presso lo STIC sono anche riferiti casi singoli di intossicazione grave per le 12 specie di seguito elencate:
Arum maculatumaro o pan di serpe
Asarum europeaum asaro o renello
Crysanthemum vulgaracrisantemo
Cyclamen persicum ciclamino
Datura suaveolens datura odorosa
Glycirrhiza glabra liquerizia
Laburnum anagyroides maggiociondolo
Lycopodium licopodio o piede di lupo
Narcissum pseudonarcissus (inalazione letale) – narciso
Nerium oleander oleandro
Senecio vulgaris senecio o erba del cardellino
Vicia fata fava

E’ pur vero che se, per la gran parte delle intossicazioni registrate dallo STIC, le piante individuate sono quelle che crescono spontanee, tuttavia alcune come la Dieffembachia, il Ricino, il Crisantemo, ecc., appartengono a quelle utilizzate a scopo ornamentale.

Per quanto concerne l’Italia, non si ha notizia che i Centri Antiveleno (CAV) presenti sul territorio nazionale, di cui si allega un elenco,   possano, attualmente, fornire dati specifici relativi alle lesioni/intossicazioni da piante ornamentali.

I CAV, ai sensi dell’ art 3, DM 13 settembre 1988, concernente la Determinazione degli “standards di personale ospedaliero”, sono compresi tra le attività assistenziali “ulteriori” compiute dall’unità operativa di terapia intensiva per le quali “sono previste maggiorazioni di organico in rapporto alle esigenze del centro, avendo riguardo alla complessità della struttura nonché
al tipo e all’intensità dell’attività”.
Quelli attualmente istituiti e funzionanti presso le facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università sono in collegamento per l’espletamento delle attività chimico-tossicologiche con le strutture pubbliche ospedaliere, ai fini dell’individuazione della gamma di veleni imputabili di patologie tossiche.

Anche se tra gli agenti etiologici elencati nelle relazioni predisposte annualmente dai Centri Antiveleni medesimi sono inserite le piante, non risulta, allo stato, la possibilità di conoscere le specie vegetali ornamentali responsabili dell’intossicazione registrata, essendo le intossicazioni da piante comprese nella medesima voce anche le intossicazioni da funghi, che sono poi quelle per le quali con maggiore frequenza l’intossicato, o chi per esso, contatta il CAV.

per saperne di più:

Brevi riferimenti di carattere botanico, chimico e tossicologico di piante che si rinvengono in appartamenti a scopo ornamentale ed anche di talune specie che vegetano molto vicine agli ambienti di vita, o con le quali si viene comunque in contatto.

Piante ornamentali/Riferimenti misconosciuti per la salute

Informazione sulle lesioni/intossicazioni di piante che si rinvengono in appartamento e in esterno 

 

 

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anzianiincasa*21 dicembre 2019

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