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Come in una fiaba

Come in una fiaba

di Giulio Ghirelli

Orta San Giulio -comunemente chiamato solo Orta- è un paese da cui prende il nome il piccolo lago situato a pochi chilometri a ovest del Lago Maggiore. Le guide turistiche lo inseriscono nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, ed è insignito della bandiera arancione dal Touring Club Italiano.
Di fronte a Orta si trova la piccola Isola di San Giulio, su cui sorge una Basilica del XII secolo.
Le terre circostanti il Lago d’Orta furono evangelizzate nel IV secolo dai santi di origine greca Giuliano e Giulio, e fu quest’ultimo a dare il nome all’isola. Secondo la leggenda, a quei tempi l’isola era infestata da mostruose creature simili a serpenti o draghi, che nella tradizione cristiana erano il simbolo del male o del paganesimo. Proprio per paura di questi esseri mostruosi, i pescatori si rifiutarono di trasportare in barca San Giulio fino all’isola. Così egli navigò sul suo mantello fino a raggiungere l’isola, ove sconfisse i mostri e fondò una chiesa nel punto in cui oggi c’è la Basilica.
Nella zona del Lago d’Orta ci sono molte fabbriche di rubinetterie, e alcune di queste facevano parte dei miei clienti. Non ricordo esattamente il mese, ma era stagione autunnale, quando una mattina del 1982, poiché ero in anticipo all’appuntamento con un cliente, feci una sosta nel paese di Orta.
Già lo conoscevo, perché quando ero da quelle parti mi piaceva fermarmi lì a bere un caffè e fare quattro passi tra le viuzze di quel suggestivo borgo, dove la circolazione degli automezzi è proibita.
Fermai l’auto nel posteggio al di fuori del paese. Pioveva bene, e non era giornata ideale per andare a fare quattro passi e qualche foto, ma avevo un’oretta di tempo da spendere, perciò presi ombrello e fotocamera e mi avviai. Arrivai nella piazzetta del borgo e vidi che era giorno di mercato. C’era poca gente intorno ai banchi di alimenti e biancheria, ed era comprensibile, visto l’acqua che veniva.
Non scattai foto, perché quella giornata piovosa non offriva inquadrature che mi piacessero, perciò mi recai in un bar a bere un caffè e poi tornai alla macchina e mi avviai verso la mia destinazione.
A un centinaio di metri fuori dal paese vidi davanti a me due figure femminili che camminavano, una sul lato destro della strada e l’altra su quello sinistro. La prima aveva sottobraccio un secchio, l’altra una grossa borsa. Pensai che fossero state a fare la spesa al mercato, e non avevo idea di quanta strada dovessero fare, poiché non vedevo case in prossimità. Quelle piccole creature, una un po’ storta, erano gli unici esseri presenti e mi fecero pensare a una scena fiabesca. Allora fermai l’auto, scesi e scattai una foto. Mentre mi rimettevo in marcia, immaginai che se fossi rimasto a guardarle, forse, come in una fiaba, le avrei viste farsi piccole come due lumachine e sparire tra l’erba nel bosco.

 

 

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